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Incontro al buio con una mora di fuoco: Rimasi sbalordito, indossava una camicetta di seta semi-trasparente sbottonata al punto giusto, una minigonna nera con spacco laterale che lasciava vedere le curve armoniose delle sue gambe. Solo a guardarla ero eccitato, era estremamente attraente i suoi capelli neri, le coprivano leggermente il viso ed era particolarmente carina quando gli scendevano sul viso.

More calde e passionali: Bevemmo un aperitivo e cominciammo a mangiare. Ad un certo punto una sua mossa inaspettata mi lasciò di stucco... Sentivo sotto il tavolo il dorso del suo piede accarezzarmi la caviglia, poi la gamba ed infine salire piano piano fino al membro, mi fissava negli occhi e il suo sguardo mi faceva impazzire.

Morettine tutto pepe: Mi misi dietro di lei e cominciai a baciarle il collo, l'orecchio e poi ancora il collo soffermandomi e continuando nuovamente, mentre nel frattempo piano piano, sbottonavo la camicetta. Arrivai alla bocca e cominciai a baciarla mentre con le mani toccavo il seno sentendo i capezzoli inturgidirsi al mio tocco, le tolsi la camicetta e le sbottonai la gonna aprendole la cerniera. Mi abbassai con la testa all'altezza dei glutei, le tolsi la gonna e, lentamente, cominciai a sfilarle le calze e le mutandine. Da quella posizione aprii leggermente il solco dei glutei e cominciai a leccare per tutta la lunghezza soffermandomi sul suo bel buco del culo.

More intraprendenti: Con la lingua cominciai a salire leccando e baciando ogni vertebra del suo corpo e della schiena fino ad arrivare al collo dove l'impeto dell'eccitazione mi faceva accanire non poco, non riuscivo a controllarmi, l'eccitazione era troppa e volevo sfogarmi. Mi sedetti su una sedia, la feci avvicinare a me in modo da avere i suoi capezzoli all'altezza della bocca e con le mani cominciai ad accarezzarle delicatamente l'interno coscia mentre con la bocca leccavo il seno, mordendo e strapazzando con la lingua i suoi capezzoli. La sua fica era bagnata e il suo ciuffetto nero mi arrapava come un pazzo.

More dalla figa larga: Salendo con le mani le introdussi un dito in vagina e subito andai a cercare il clitoride per masturbarlo, la vagina accolse bene il mio dito che dentro si muoveva senza alcuna resistenza. A questo punto lo estrassi e passai una parte degli umori sul capezzolo mentre il restante lo misi in bocca e cominciai a leccarlo. Mi avventai nuovamente sulla vagina ma questa volta con due e poi con tre dita, l'eccitazione si vedeva e gli umori aumentavano a dismisura, estrassi le dita e infilai due di queste nell'ano, le allargavo e le stringevo ancora ed ancora, spingendole sempre più in fondo. La sua figa era un fiume di umori. Il cazzo cominciava a pulsarmi, la vena si era gonfiata e la cappella aveva raggiunto il massimo della dilatazione. Feci sedere la mia amica e senza troppi indugi le infilai l'uccello in bocca. Lo accolse prontamente e subito cominciò a leccarmi la cappella, poi l'asta e nuovamente la cappella, massaggiando con una mano i miei coglioni e con l'altra mi menava l'asta. era una brava porcona, ci sapeva fare.

Mora col fuoco adosso: Resistetti pochissimo e in poco tempo venni in bocca della mia amica che, data la grande quantità di sperma, non riuscì a trattenerla lasciandosene scivolare una parte sul mento e sul seno. Nonostante fossi venuto il mio pene era ancora duro. Lei, con abili colpi di lingua e di mano, seppe risucchiare le ultime gocce di sperma . Feci sedere di nuovo la mia amica e cominciai a baciarle un piede, poi la caviglia. Leccavo, baciavo ed andavo avanti; arrivai all'interno coscia e mi trovai davanti un mare di umori, era totalmente bagnata e con mia grande gioia mi ci tuffai, leccando come un forsennato. Misi le gambe della mia amica sulle mie spalle e cominciai a leccare prima le labbra, poi il clito ed infine penetrai completamente la vagina con la lingua.

More 69: La moracciona stava per venire, lo sentivo, volevo che il getto mi arrivasse dritto in boca e così continuai a masturbarla con le dita mentre con la bocca spalancata stavo di fronte alla vagina pronto a raccogliere ogni goccia del suo nettare. Dopo non molto si dimenò con un spasmo violentissimo, tanto che a stento riuscii a trattenerla, e mi venne dritta in faccia.

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