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Una
bella infermiera riveve un incarico con un paziente
particolare, un detenuto. eggi attantamente la storia
di questo giovane infermiera arrapata dalle situazioni
e dai bei falli.
La richiesta del medico è chiara, eseguire
al sig Oscar Bonomelli prelievo di spermiogramma e
spermiocoltura.
L'esame, di per sè, è piuttosto semplice.
Generalmente il paziente, dopo essersi masturbato,
deve depositare lo sperma dentro una boccetta sterile.
Ma il detenuto ha entrambe le mani ingessate. E allora
come posso fare?Sarà bene che reperisca il
materiale necessario alla mia opera. Per prima cosa
ho bisogno di procurarmi del sapone liquido detergente.
Mi sarà utile nell'eseguire il lavaggio del
pene, soprattutto nella pulizia del glande. Inoltre
devo procurarmi una salvietta pulita. Dovrò
pure asciugarglielo 'sto benedetto cazzo dopo che
l'avrò masturbato o no?
Ho bisogno anche di guanti in lattice piuttosto resistenti.
L'indosserò al momento opportuno, prima dell'intervento
che andrò a fare sul suo cazzo. Sarà
bene che me ne procuri due paia, uno lo terrò
di riserva, non si sa mai. Mi occorre anche un barattolo
sterile di plastica. Lo terrò a portata di
mano, per farvi defluire lo sperma, evitando d'insozzare
il copriletto. Il pensiero della prestazione che andrò
ad eseguire mi accompagna fino all'alba. Nel momento
in cui le luci del giorno fanno capolino fuori dalle
finestre sono pronta a eseguire l'esame.
Afferro l'elastico del pigiama e quello delle mutande
abbassandoli insieme. Ciò che vedono i miei
occhi è impressionante. L'oggetto di carne
che fino a pochi istanti prima stava nascosto sotto
il tessuto del pigiama rasenta la perfezione. Non
riesco a nascondere l'emozione. Il pube è completamente
rasato e privo di peli. Un cazzo di colore bruno fa
bella mostra di sé fra le cosce. Le dimensioni
sono di circa 20 centimetri nella posizione di riposo.
Il mio respiro già affannoso, si fa piu' pesante.
Ho le tette gonfie e le punte dei capezzoli penetrano
il tessuto del camice. Afferro l'uccello e inizio
a masturbarlo. I movimenti della mia mano sono lenti,
ma decisi. Mi posiziono di fianco al letto, con le
spalle girate al paziente, in modo che riesca a vedermi
in viso parzialmente e non mi senta imbarazzata dal
suo sguardo.
Sono eccitata. La saliva mi scorre copiosa nella bocca.
Inizio a deglutirla, ma ho le cosce impregnate di
liquido che scende dalla mia figa in calore. Non riesco
a dominare l'eccitazione. Accelero il movimento della
mano sempre più. Vorrei disfarmi dei guanti,
gettarli dalla finestra, afferrare con le mani nude
questo gioiello della natura, succhiarlo, e ingoiarlo
tutto in un boccone. Per facilitare l'eiaculazione
tocco con la mano che ho libera i testicoli diventati
gonfi. Sono momenti d'irrefrenabile piacere. L'uccello
ha raggiunto il massimo vigore. La cappella è
viola per l'eccitazione. Presa da questi pensieri
sono riportata alla realtà dalle parole del
detenuto. Sto' per venire bella biondina.
Faccio appena in tempo ad afferrare il barattolo.
L'uomo, dopo i primi fremiti di piacere, inizia ad
eiaculare.
La sborra, molto liquida, scende copiosa dall'orifizio
uretrale depositandosi nel contenitore. Avrei voglia
d'ingoiare con la lingua tutto quel liquido prelibato.
A stento riesco a dominarmi. Terminato l'esame asciugo
il membro. Riporto al loro posto pantaloni e mutande.
Ora ho solo voglia di godere, di farmi sbatere da
un bel cazzone. ho gia' in mente chi chiamare per
togliermi qualche soddisfazione dopo tutto questo.
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